Detenuto 30enne si toglie la vita in cella. Sappe: "situazione allarmante"

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Ancora alta tensione nelle carceri della Sicilia, tornate al centro delle cronache dopo il grave episodio accaduto sabato all’interno del penitenziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.Ricostruiscono i fatti Vito Fazio e Lillo Navarra, rispettivamente segretario locale e nazionale per la Sicilia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: “Questo è il secondo suicidio di un detenuto del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto in un mese. Dopo il grave evento luttuoso dello scorso 16 gennaio, oggi registriamo il suicidio in cella di un detenuto italiano di circa 30 anni. L'Agente di Polizia Penitenziaria di servizio si è accorto dell'accaduto e ha dato l'allarme. Purtroppo sono stati vani i tentativi di soccorso per rianimarlo, anche con l'ausilio di altri colleghi e dello staff infermieristico.

Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti”. “La situazione nelle carceri della Sicilia, dove oggi sono detenute citrca 6.400 persone rispetto ai circa 6.000 posti letto è sempre tesa ed allarmante”, denuncia il Segretario Generale SAPPE Donato Capece. “I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti nelle celle delle carceri siciliane nell’interno anno 2017 sono inquietanti: 620 atti di autolesionismo, 119 tentati suicidi, 664 colluttazioni e 75 ferimenti. Tre sono stati i suicidi di detenuti e tre le morti in carcere per cause naturali. Le evasioni sono tate 8 da istituti penitenziari e 12 a seguito della concessione di permesso premio, semilibertà e lavoro all’esterno.  E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”.Il SAPPE sottolinea che “nel carcere di Siracusa si sono contati il più alto numero di atti di autolesionismo, 106, mentre è a Messina (19), che si è contato il maggior numero di tentati suicidi sventati in tempo dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Quello di Pagliarelli a Palermo è il penitenziario che ha anche il record regionale di colluttazioni (149) e ferimenti (14)”.Per il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria “lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti”. E la proposta è proprio quella di “sospendere la vigilanza dinamica: sono infatti state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili”. Capece torna a sottolineare l’alto dato di affollamento delle prigioni italiane: “oggi abbiamo in cella 58.087 detenuti per circa 45mila posti letto: 55.646 sono gli uomini, 2.441 le donne. Gli stranieri sono il 35% dei ristretti, ossia 19.818.  Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Un esempio su tutti: negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”.Critico, infine, il giudizio del SAPPE sulla riforma dell’ordinamento penitenziario all’attenzione del Parlamento: “I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni - che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante – sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie e certo non leggi che allarghino le maglie della sicurezza penitenziaria”.

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