La febbre al cambio di stagione

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In questa periodo, con l'approssimarsi della primavera, è facile subire gli effetti degli sbalzi di temperatura che provocano malesseri di stagione. Gli sbalzi di temperatura, infatti, spianano la strada ai germi rendendo meno efficienti le difese di prima linea di cui l'organismo dispone. Ecco spiegato, in poche parole, come anche l’aumento delle temperature può causare un'alterazione dei parametri fisiologici dell'organismo e generare il fenomeno febbrile. Febbre che non andrebbe stroncata sul nascere poiché non è un nemico da combattere, ma piuttosto un prezioso alleato che combatte con noi contro l’aggressione da parte degli agenti esterni. Eppure la febbre è spesso un sintomo che allarma. Alcuni genitori la misurano ossessivamente ai propri figli e chiamano il pediatra appena la temperatura è un po’ superiore alla norma. L’istinto è spesso quello di somministrare farmaci nel tentativo di farla scendere, ma questa potrebbe non essere affatto una buona idea. Un rialzo della temperatura rappresenta prima di tutto un sistema di allarme, che crea un ambiente idoneo ad innescare un meccanismo difensivo nei confronti di virus e batteri. Quando il nostro organismo viene aggredito da un agente infettivo, le cellule del sistema immunitario riconoscono i microbi invasori e producono delle sostanze chimiche che hanno il ruolo di coordinare la risposta immunitaria. Alcune sostanze hanno il ruolo di far alzare la temperatura corporea interessando i neuroni del centro termoregolazione del nostro corpo, regolandoli su una temperatura più alta. La temperatura del corpo si alza rispetto alla norma e la persona comincia a sentire freddo. I brividi continuano finché la temperatura non avrà raggiunto una nuova stabilità, ad un livello più elevato rispetto a quello di partenza. Una volta che lo stimolo che ha causato la febbre è stato sconfitto la febbre comincia a calare. Abbassare o fare sfogare la febbre è l’eterno dilemma che attanaglia soprattutto i genitori. Molti temono la febbre al punto che non vedono l’ora di veder scendere il termometro, costi quel che costi. Ci sono neuroni nel nostro cervello che hanno il compito di limitare la temperatura ad un massimo di 41-42 °C. Quasi mai volte la febbre si spinge a questi livelli, oltre i quali si possono avere seri danni, per esempio al cervello. Una normale febbre, anche se alta, non causa danni cerebrali. Non ha senso ricorrere agli antifebbrili solo perché la febbre è alta. L’unica buona ragione per usare gli antipiretici è quando la febbre causa forti malesseri o impedisce il riposo. In quel caso il farmaco mentre abbassa la temperatura calma anche i dolori e aiuta a dormire, fornendo un po’ di sollievo.

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