Omicidio Scipilliti ergastolo per gli "amanti diabolici"

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Ergastolo. È questo il verdetto per Frabrizio Ceccio, 45 anni e Fortunata Caminiti, 49 anni, ritenuti “gli amanti diabolici” autori dell'uccisione del vigile del fuoco Roberto Scipiliti, 57enne originario di Roccalumera. L'uomo venne ucciso il 5 gennaio del 2017 con un colpo di pistola sparato alla testa presumibilmente da distanza ravvicinata. Secondo gli inquirenti a commettere il delitto furono i due messinesi condannati ieri sera in primo grado davanti ai giudici della Corte d'Assise del tribunale di Messina al carcere a vita.

In aula al momento della lettura della sentenza era presente solo Fabrizio Ceccio che ha ascoltato impassibile il verdetto dei giudici. Fortunata Caminiti invece era assente perché stava male e ha appreso della sentenza, pochi minuti dopo, da una telefonata del suo legale. La Corte d'assise ha anche stabilito il risarcimento per i congiunti di Scipilliti, parte civile del procedimento.

Gli "amanti diabolici" sono stati condannati quindi alla pena massima, chiesta anche dall'accusa.

I due dovevano rispondere di omicidio premeditato, occultamento di cadavere, detenzione illegale di armi, falsità materiale e sostituzione di persona. Per la giustizia i due quindi sono gli autori dell'omicidio di Roberto Scipilliti, il vigile del fuoco di Roccalumera ucciso il 5 gennaio del 2017  e trovato cadavere alcuni giorni dopo nelle campagne di Rina, una contrada di Savoca, centro ionico del Messinese. Le indagini degli inquirenti si indirizzarono subito verso Fortunata Caminiti e Fabrizio Ceccio. La coppia venne intercettata poco dopo dai carabinieri all’uscita di una nave traghetto mentre tornava in Sicilia dalla Toscana. Secondo gli inquirenti, i due avrebbero fatto salire Scipilliti su un’auto presa a noleggio e successivamente lo avrebbero ucciso con un colpo di pistola esploso mentre dava loro le spalle. Infine i due, secondo l'impianto accusatorio, abbandonarono il cadavere in aperta campagna. Ancora poco chiaro il movente forse legato ad un prestito non restituito dalla vittima e interessi economici in comune.

La pena massima era stata chiesta anche dall'accusa che a suo tempo aveva ricostruito l'intera vicenda con dati investigativi e filmati. Diverse le tesi prospettate dalle difese. Il processo ha fatto registrare nelle precedenti udienze anche un colpo di scena con la Caminiti che aveva raccontato la sua verità ribadendo l'assenza di Ceccio sul luogo dell'omicidio.

 

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