Morte Lorena Mangano: ridotte di un anno le condanne

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Diminiusce la pena per Gaetano Forestiere e Giovanni Gugliandolo, accusati dell'omicidio stradale della giovane orlandina, Lorena Mangano, falcidiata durante una corsa non autorizzata, nel 2016. La Corte d'Appello di Messina ha rideterminato una delle aggravanti contestate agli imputati, riducendo di un anno le condanne: 10 anni, quindi, per Forestieri, alla guida della Audi TT che ha falciato la Panda della ragazza, e 6 anni e 3 mesi al pasticciere che, alla guida di uan 500 modificata, stava sfidando il finanziere in una sorta di rally non autorizzato in mezzo al traffico, in pieno centro.

E' ancora vivo nei ricordi il terribile impatto all’incrocio tra via Garibaldi e via Torrente Trapani a Messina che è costato la vita a Lorena. L'utilitaria della 23enne di Capo d'Orlando venne travolta dall'auto sportiva guidata da un giovane militare della Guardia di Finanza che, secondo quanto accertato dalle indagini, stava partecipando ad una corsa clandestina per le vie del centro. Per tre giorni la vita di Lorena era appesa ad un filo. Le ultime 72 ore la studentessa universitaria le ha vissute nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Messina dove i medici si sono battuti fino in fondo per salvarle la vita.  Ma a seguito delle gravissime ferite riportate il cuore di  Lorena ha cessato di battere. Per Lorena l’ultimo atto si è consumato con il consenso dei familiari per gli espianto degli organi. 

Dall’esame delle prove era emerso «... una ricostruzione certa e priva di interpretazioni alternative ma, nel contempo agghiacciante, della dinamica del sinistro». I due hanno «... ingaggiato una gara di velocità, una “sfida” che si è caratterizzata per una andatura a singhiozzo, avanti, indietro, affiancati, con anche azzardate manovre di sorpasso delle altre numerose auto presenti, effettuate a zig-zag e con momenti di folle velocita , incuranti entrambe del traffico veicolare e persino pedonale presente».FORESTIERI «Alla luce di tutti i dati esposti, e delle valutazioni collegate, come si è detto, la responsabilità degli imputati appare provata oltre ogni ragionevole dubbio. Nel video in cui si vede una parte dello scontro fra l’auto omicida e l’auto della persona offesa, nel fotogramma di quell’istante vi è il momento più drammatico del fatto, documentato nel suo agghiacciante verificarsi. Ma tutti i video, acquisiti con sapienza dall’accusa, e visionati nello scorrere delle autovetture, fotografano, in chi guarda a posteriori, lorenamanganouna marcia tragica e mortale (fatta più di gioco sinistro che di velocità pura) cui si immola, una piccola auto e una giovane ragazza, anch’essa ripresa nel presentarsi al suo destino di morte. E se i fotogrammi dello scontro individuano l’arma con cui è morta Lorena Mangano, un missile, un razzo, una macchina omicida che attraversava l’incrocio a folle velocità e con il rosso, disegnano anche, in una immagine di rara drammaticità, l’approssimarsi della macchinetta lorena mangano(il termine si usa con dolorosa tenerezza e plastica evidenza, rispetto alla “macchina” di morte) di Lorena al semaforo. A vederla più volte, fa impressione, sono gli ultimi attimi di vita, quel suo presentarsi al semaforo, e addirittura, essendo arrivata con il rosso o il giallo, ed avendo fermato l’auto qualche centimetro più avanti, il rispetto del codice della strada, il tornare indietro quella decina di centimetri, per poi ripartire con un verde legittimo ma che per lei è stato mortale».

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