L'omicida di Lorena Mangano si trova agli arresti domiciliari

Gaetano Forestieri, condannato a 11 anni di reclusione, per aver causato la morte di Lorena Mangano, sembra si trovi agli arresti domiciliari dal 23 dicembre, due giorni dopo l’emissione della condanna in primo grado. Forestieri è stato affidato alla Struttura Residenziale “Santa Maria della Strada” a Messina. Secondo il giudice il Forestieri avrebbe manifestato sincero ripensamento per aver condotto la gara automobilistica contro Gugliandolo in pieno centro a Messina investendo ad un incrocio la studentessa orlandina, uccidendola per non aver rispettato il semaforo rosso all’incrocio di Via Garibaldi.

Pare che, secondo il giudice, due giorni dopo la sentenza di primo grado ad undici anni di condanna, non c’erano più i presupposti di reiterazione del reato e quindi revocata la misura cautelare in carcere e disposti i domiciliari. Sembrerebbe inoltre che la notizia non sia mai stata diffusa, fino ad oggi. Da quanto si apprende, a quasi sei mesi dalla revoca del carcere per Forestieri, nemmeno i genitori di Lorena era informati.

Trovo la decisione veramente assurda, afferma Stefano Mangano fratello di Lorena, e provo profonda indignazione per quanto appreso. I miei genitori sono distrutti come me. Quante volte deve essere uccisa mia sorella?”.

Dall’esame delle prove era emerso «... una ricostruzione certa e priva di interpretazioni alternative ma, nel contempo agghiacciante, della dinamica del sinistro». I due hanno «... ingaggiato una gara di velocità, una “sfida” che si è caratterizzata per una andatura a singhiozzo, avanti, indietro, affiancati, con anche azzardate manovre di sorpasso delle altre numerose auto presenti, effettuate a zig-zag e con momenti di folle velocita , incuranti entrambe del traffico veicolare e persino pedonale presente».FORESTIERI «Alla luce di tutti i dati esposti, e delle valutazioni collegate, come si è detto, la responsabilità degli imputati appare provata oltre ogni ragionevole dubbio. Nel video in cui si vede una parte dello scontro fra l’auto omicida e l’auto della persona offesa, nel fotogramma di quell’istante vi è il momento più drammatico del fatto, documentato nel suo agghiacciante verificarsi. Ma tutti i video, acquisiti con sapienza dall’accusa, e visionati nello scorrere delle autovetture, fotografano, in chi guarda a posteriori, una marcia tragica e mortale (fatta più di gioco sinistro che di velocità pura) cui si immola, una piccola auto e una giovane ragazza, anch’essa ripresa nel presentarsi al suo destino di morte. lorenamanganoE se i fotogrammi dello scontro individuano l’arma con cui è morta Lorena Mangano, un missile, un razzo, una macchina omicida che attraversava l’incrocio a folle velocità e con il rosso, disegnano anche, in una immagine di rara drammaticità, l’approssimarsi della macchinetta (il termine si usa con dolorosa tenerezza e plastica evidenza, rispetto alla “macchina” di morte) di Lorena al semaforo. lorena manganoA vederla più volte, fa impressione, sono gli ultimi attimi di vita, quel suo presentarsi al semaforo, e addirittura, essendo arrivata con il rosso o il giallo, ed avendo fermato l’auto qualche centimetro più avanti, il rispetto del codice della strada, il tornare indietro quella decina di centimetri, per poi ripartire con un verde legittimo ma che per lei è stato mortale».

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