Corse clandestine di cavalli. Rito abbreviato a marzo per i 12 indagati

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E' stata fissata la data del prossimo 28 marzo per il processo alle 12 persone coinvolte nelle corse clandestine di cavalli in zona sud a Messina. L’udienza preliminare si è aperta davanti al GUP Salvatore Mastroeni ed è subito slittato tutto a fine marzo, perché quasi tutti gli indagati hanno scelto di essere giudicati col rito abbreviato. Il provvedimento restrittivo scaturisce da una complessa ed articolata attività d’indagine, sviluppata sin dal dicembre 2014 dal Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Sud e dalla Aliquota Carabinieri della locale Sezione di Polizia Giudiziaria, i cui esiti hanno permesso di comprovare l’operatività di un gruppo criminale, attivo nella zona Sud della città, che organizzava periodicamente corse clandestine di cavalli, gestendo il lucroso circuito delle scommesse illegali legato ad esse. Il fenomeno delle corse di cavalli è ormai storicamente accertato a Messina così come l’esistenza di vari gruppi che gestiscono le gare.

L’attività investigativa ha documentato numerose competizioni svoltesi non solo in varie parti della città, come il viale Giostra, il lungomare di Santa Margherita e le vie del villaggio C.E.P. ma anche nella provincia come ad esempio nel comune di Gaggi. Il gruppo oggetto di indagine era capeggiato dall'unico al momento tratto in arresto che rivestiva il ruolo di promotore ed organizzatore dell’associazione, presenziando alle gare, coordinando la gestione dei cavalli, pianificando gli allenamenti e impartendo agli altri associati le direttive. I sodali, ciascuno in un proprio ambito, si occupavano della scelta dei percorsi, provvedevano alla gestione dei cavalli ed al loro quotidiano mantenimento, potendo anche contare sull’operato di un veterinario, oggi arrestato, il quale si occupava della somministrazione agli animali di sostanze con effetti dopanti, per aumentarne le prestazioni. Alcuni sodali, nel corso delle competizioni abusivamente organizzate, fungevano anche da fantini mentre altri si occupavano di raccogliere le scommesse ed incassarne i proventi. Durante l’inchiesta e’ inoltre emerso come i maltrattamenti agli animali fossero spinti fino alle estreme conseguenze tanto che durante una delle competizioni hanno portato alla morte di “ZIKKA”, cavallo di punta della scuderia, da cui appunto prende il nome l’operazione.

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