Evoluzione geologica. Tra 200.000 anni, la Sicilia non sarà più l’isola che conosciamo oggi

Gli abissi dello Stretto di Messina, ancora oggi, continuano ad interrogare e a far discutere il mondo della scienza. Basti pensare che ancora oggi abbiamo più di una teoria riguardo la nascita e l’evoluzione dello Stretto di Messina durante le varie ere geologiche. Tra queste quella che può quotata per la realtà dello Stretto rimane quella della struttura a “Graben”. Il termine indica una porzione di crosta terrestre che è sprofondata a causa dell’azione combinata di un sistema di faglie normali (o dirette) in regime tettonico di tipo distensivo. In poche parole ciò vuol dire che lo Stretto di Messina non è altro che una depressione di natura tettonica, formatasi in 125mila anni, grazie al ripetersi di grandi terremoti che hanno gradualmente allontanato la punta nord-orientale della Sicilia dalle coste della Calabria meridionale e dal resto del continente.


Non è un caso se i Peloritani ed il massiccio dell’Aspromonte presentano la stesso tipo di conformazione geologica. Questo sta ad indicarci che in epoche passate la Sicilia era unita al resto del continente. La cresta di questa sorta di imponente rilievo sottomarino è rappresentata da quella che i locali chiamano “sella”, ossia il punto meno profondo che si trova fra l’abitato di Gazirri, lungo la riva siciliana, e Punta Pezzo, sull’opposta sponda calabrese. Quello che immerge verso il Tirreno (a nord) degrada molto più dolcemente, fino a raggiungere i 1000 metri di profondità a largo del golfo di Milazzo, mentre per trovare la batimetrica dei 2.000 metri bisogna oltrepassare l’isola di Stromboli. Il versante meridionale, invece, degrada molto bruscamente in direzione del mar Ionio, con un pendio ripidissimo, tanto che ad appena 4-5 chilometri dalla “sella” il fondale sprofonda sotto i 400-500 metri.

Se già c’è un ampio dibattito sulla sua origine, figuriamoci una previsione per il futuro. In realtà, gli ultimi studi elaborati, come quello dei noti sismologi, Valensise e Pantosti, evidenziano come il progressivo sprofondamento dello stretto, non riuscirà a compensare gli effetti dei tassi del sollevamento a grande scala (regionale) di tutto l’Arco Calabro, ossia dei rilievi che contornano lo Stretto di Messina (Aspromonte e Peloritani). 

Terremtoo del 1908 cartolina antica con indicazione di Reggio e MessinaSollevamento che localmente procede a una velocità minima di 0,9–1,0 mm l’anno, un divario netto con il tasso di “Subsidenza” proprio dello Stretto, decisamente minore (con forti accelerazioni solo quando si verificano i grandi terremoti come quello del 1908). L’evoluzione geologica suggerisce quindi che non più tardi di 200.000 anni da oggi, sempre che non intervengano altri processi erosivi o deformativi (che possono essere veramente invasivi visto la presenza di forti correnti di marea), la Sicilia non sarà più un’isola come la conosciamo oggi e lo stretto di Messina potrà essere attraversato a piedi nella sua sezione più settentrionale, dove comparirà una striscia di terra che unirà la sponda siciliana a quella calabrese. In pratica la geografia odierna verrà stravolta e lo stretto si trasformerà in una stretta baia rivolta a sud.

 

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