Archeologia subacquea, rassegna internazionale a Naxos

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La tecnologia e la scienza applicata alla ricerca subacquea sono state al centro a Giardini Naxos della XVII Rassegna Internazionale di Archeologia Subacquea. Numerosi i contributi di università ed enti di ricerca italiani e stranieri intervenuti in modalità mista.  Approdi antichi e archeologia costiera - anche in un’ottica di tutela ambientale, collegata al fenomeno dell’erosione delle coste e dei cambiamenti climatici – sono stati i temi della seconda giornata di studi. Un viaggio per mare e “sottocosta”, cominciato in Sicilia sulle tracce degli antichi approdi di Naxos (Maria Costanza Lentini), di Lipari (Pier Giorgio Spanu), di Camarina (Massimo Capulli sul relitto delle colonne e Giovanni Di Stefano sul porto-canale) e di Gela (Grazia Spagnolo). La narrazione – e documentazione – si è poi spostata a Cartagine (ancora Di Stefano), a Pyrgi e Castrum Novum in provincia di Roma (con Flavio Enei), al Circeo (con Chiara Delpino) e in Liguria con nuovi musei e itinerari subacquei (a cura di Simon Luca Trigona).

Suggestiva la proposta di Ferdinando Maurici che, sulle orme di Al Idrisi - il geografo arabo che nel XII secolo per primo ha tracciato un profilo dei porti siciliani – ha proposto la realizzazione di un atlante storico che ne documenti l’evoluzione. Il primo Neolitico (con l’archeologo preistorico Massimo Cultraro) e le tracce umane del Mesolitico a Capo Zafferano (Fabrizio Antonioli) sono stati oggetto anche di un docufilm dello stesso Antonioli che retrodata di 3mila anni il primo viaggio in mare dell’uomo: passione antichissima, a quanto pare, dell’Homo Sapiens che un casuale ritrovamento fra le alture dell’isola di Marettimo fa risalire al Mesolitico, ossia tra 13600 e 8400 anni fa. Fra le curiosità di oggi lo studio di Stefano Medas sulle tecniche di navigazione degli antichi durante le tempeste in mare, documentata dagli scritti storici di Petronio, Achille Tazio, Sinesio e persino dal racconto di San Paolo di Tarso negli Atti degli Apostoli; infine lo studio sui coralli di Isola delle Femmine e la proposta di riciclo virtuoso delle plastiche in mare per la segnaletica degli itinerari sommersi a cura di Giovanna Bucci (Università di Padova). Fuori programma l’intervento di Franco Andaloro (Stazione Zoologica Anton Dohrn) sul ruolo dell’archeoecologia e archeozoologia per mappare la biodiversità nei millenni. 

Temi della prima giornata sono stati la tutela e la valorizzazione dei siti insieme alla conservazione e comunicazione introdotti dal contributo di Barbara Davidde, dal 2021 alla guida della neonata Soprintendenza del mare nazionale, che alla platea di studiosi ha anticipato la notizia di alcuni recenti ritrovamenti in mare. Mentre la cooperazione fra i Paesi del Mediterraneo e la sensibilizzazione del pubblico sull’importanza del patrimonio culturale sono stati al centro del contributo di Maria Teresa Iaquinta e Maurizio Di Stefano (Icomos). Fra gli interventi: Timmy Gambin (Università di Malta) sul relitto della nave romana di Ustica; la tutela dei reperti sottomarini con la collaborazione dei sommozzatori dei Carabinieri è stata oggetto della relazione di Salvatore Patamia e Alessandra Ghelli (Soprintendenza di Reggio Calabria); numerosi gli interventi degli specialisti della Soprintendenza del Mare siciliana: Claudio Di Franco (Battaglia dei convogli); Nicola Bruno (relitti di Porticello); Fabrizio Sgroi (relitto profondo di Ognina, SR); mentre Giulia Boetto (Aix en Provence) ha affrontato le ricerche sull’archeologia navale nell’Adriatico. Infine Ugo Picarelli (direttore della Borsa mediterranea del turismo archeologico, Paestum, 25-28 novembre 2021) ha annunciato l’imminente richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa di un itinerario subacqueo mediterraneo, una rete che collegherà Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Egitto, Grecia, Israele e Turchia nell’ottica di un turismo responsabile e sostenibile.