Una mostra nel 113° anniversario del terremoto

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Ricorre domani il 113 anni dal tragico terremoto  che distrusse la città di Messina. In occasione del triste anniversario la Soprintendenza dei Beni culturali ne ricorda i momenti drammatici e quelli della ricostruzione attraverso un’esposizione che è stata inaugurata nei giorni scorsi nell’ex Cappella del Buon Pastore.

Ad essere messo in mostra sarà il materiale documentario ma anche le immagini e i progetti custoditi negli archivi e che consentono di effettuare una ricognizione di quello che fu l’immane lavoro per riportare la Città a condizioni di vivibilità: la rimozione delle macerie e l’abbattimento dei corpi irrimediabilmente distrutti, la ricontestaulizzazione di quanto rimasto ma anche la progettazione delle nuove opere.

L'iniziativa, dal titolo “113° Anniversario del Terremoto. Come l’Araba Fenice: il laboratorio della Rinascita. Immagini, carteggi e progetti di Messina tra passato, presente e futuro” si inserisce all’interno di una mostra diffusa che coinvolge diversi luoghi della Città.


“La mostra – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – costituisce un importante contributo alla rilettura della storia che diventa preziosissimo per comprendere lo sviluppo della città di Messina dopo il 1908. I documenti, i progetti e l’iconografia che trovano spazio all’interno della mostra, testimoniano la frenesia di quei giorni ma anche la strategia degli interventi adottati per riportare la città a condizioni di vivibilità. Rileggere oggi, attraverso la documentazione esposta ciò che è avvenuto in quei difficili giorni, ci aiuta a rileggere la storia del territorio e a comprendere meglio le scelte effettuate anche in relazione ai personaggi che si sono avvicendati nella gestione dell’emergenza, l’attività di tutela posta in essere e i differenti approcci metodologici utilizzati”.


In tal senso torna utile il termine laboratorio utilizzato per descrivere la mostra che vuole simbolicamente indicare il luogo in cui è possibile adottare metodologie differenti, ricercare soluzioni innovative, riscoprire antiche memorie, come è stato per il complesso processo di ricostruzione della città di Messina dopo il terremoto del 1908.

La necessità di salvare il salvabile richiamò la presenza in città dell’archeologo Antonio Salinas, Direttore della Regia Soprintendenza ai Monumenti, con sede in Palermo; i materiali recuperati trovarono una prima sistemazione presso la spianata di S. Salvatore dei Greci, destinata poi a Museo.
L’architetto Francesco Valenti, inizialmente accanto al Salinas e, successivamente, nella qualità di Direttore dell'Ufficio Monumenti, continuò a seguire i progetti anche dopo il trasferimento a Palermo come Soprintendente. Le testimonianze dei due Soprintendenti evocano ancora oggi, attraverso le citazioni riportate nelle didascalie, lo scenario che si presentò ai loro occhi e che venne descritto nelle ricognizioni “Terremoto di Messina (28 dicembre 1908). Opere d’arte recuperate” e “Ispezione ai resti monumentali della Città di Messina dopo il disastro del 28 dicembre e calcolo sommario dei primi lavori abbisognevoli”.

Oltre ai responsabili della tutela – precisa la Soprintendente dei Beni culturali di Messina, Mirella Vinci – per la ricostruzione di Messina giunsero in quei giorni architetti provenienti anche da altri ambiti culturali che attuarono un tipo di progettazione raffinata e di alto livello. Di questa produzione, realizzata nel primo quarto del secolo XX da Coppedè, Savoja, Bazzani e tanti altri, vengono esposti alcuni elaborati grafici delle nuove costruzioni”.


La mostra si articola in cinque Sezioni che raccolgono testimonianze grafiche, fotografiche e documentali che narrano diversi aspetti della ricostruzione; la sezione dedicata ai ritrovamenti e scavi archeologici, mostra i rinvenimenti effettuati in maniera fortuita nei cantieri per le nuove fabbriche e le conseguenziali campagne di scavo. Quella relativa ai Monumenti perduti, descrive la demolizione di chiese e palazzi irrimediabilmente o fortemente danneggiati dal sisma.
La sezione dedicata ai Monumenti recuperati mostra gli interventi di restauro conservativo e le innovative ricostruzioni; quella dei Monumenti itineranti, mostra le audaci ricontestualizzazioni di statue e fontane monumentali nelle nuove sistemazioni urbanistiche.

Infine la sezione dedicata alle Nuove costruzioni in contesti monumentali, espone i progetti per la costruzione di nuove tipologie architettoniche residenziali in contesti ambientali di rilevanza storica.L’esposizione è corredata da un approfondimento su “Paolo Orsi a Messina negli anni della Ricostruzione”, realizzato sulla base delle pubblicazioni dello studioso e arricchito da fotografie inedite provenienti dalla Soprintendenza di Siracusa e dell’Archivio digitale della Fondazione museo civico di Rovereto e da una breve rassegna in power point di riproduzioni fotografiche dell’Archivio Storico della Soprintendenza di Messina.

In particolare si segnala la storia dell’Ufficio Monumenti di Messina che dipendeva dalla Regia Soprintendenza ai Monumenti di Palermo e aveva inizialmente sede in un padiglione baraccato nei pressi del Duomo; nel 1917 venne trasferito in alcuni locali in via Natoli, attrezzati per lo sviluppo dei progetti con una sala da disegno.

L’Ufficio raccolse un'interessante documentazione grafica e fotografica; durante i recuperi, quest’ultima fu richiesta con urgenza alla Soprintendenza di Palermo per il riconoscimento dei frammenti e in parte venne prodotta localmente avvalendosi di una camera oscura allestita in uno dei depositi nei pressi del Duomo. Si conservano inoltre scatti di autori fra i più sensibili nella storia della fotografia come Anderson, Brogi e Sommer, impegnati dopo il sisma a riprendere i resti monumentali della città.