Flash mob a Messina. Il Sud invoca Ponte e infrastrutture

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Se non ora quando?» Questo lo slogan che ieri ha animato il flash mob tenutosi a Messina per rivendicare risorse economiche e infrastrutture per tutto il Meridione d’Italia. La prima manifestazione di piazza della storia peninsulare nella quale si sia invocato anche il Ponte sullo Stretto.

In tantissimi, con indosso t-shirt bianche con la scritta #cittadininonSUDditi, si sono in ginocchiati per qualche minuto in segno di protesta contro le discriminazioni che si protraggono da decenni. Indicando nelle ingenti risorse del Recovery fund lo strumento per cambiare la storia.

L'iniziativa è stata indetta da Rete civica per le infrastrutture nel Mezzogiorno. 

Il movimento spontaneo formatosi fra le due regioni bagnate dalle acque dello Stretto, evidenzia Fernando Rizzo, presidente di Rete civica -  rivendica «per il Mezzogiorno le stesse opportunità del nord Italia, dove si costruiscono strade, alta velocità e alta capacità ferroviaria, interrompendo tutto all’altezza di Salerno».

«Oggi – ha proseguito – mancano circa 550 chilometri per collegare l’alta velocità da Palermo a Salerno e completare i corridoi della rete Ten-T, in particolare il corridoio 1, inizialmente battezzato Berlino - Palermo. Noi vogliamo che venga rispettato questo corridoio e che si investa sulle infrastrutture in Meridione, rinforzando i porti, le autostrade e quant’altro è necessario per il rilancio effettivo del Sud Italia».

Nel dettaglio, si richiedono l’alta velocità/alta capacità ferroviaria da Augusta, in Sicilia, fino ai confini con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; l’attraversamento stabile dello Stretto di Messina, ossia il Ponte, già cantierabile; le zone economiche speciali e i necessari adeguamenti delle quindici Autorità di sistema portuale; il rafforzamento e l’integrazione dei sistemi aeroportuali esistenti; la digitalizzazione e la banda larga. Questa la stima della spesa da sostenere contenuta nella lettera aperta redatta da un comitato scientifico composto da professionisti e accademici e coordinato dall’architetto Alessandro Tinaglia e dal docente di politica economica dell’Università di Messina Michele Limosani: Ponte sullo Stretto 3,9 miliardi di euro; opere connesse 2,3 miliardi; alta velocità/alta capacità Cosenza - Reggio Calabria 5,5 miliardi; alta velocità/alta capacità Messina - Catania - Augusta 3,3 miliardi; alta velocità/alta capacità Catania - Palermo 3,3 miliardi; interventi per le Autorità di sistema portuale Sicilia Occidentale, Sicilia Orientale e dello Stretto 600 milioni l’una; rafforzamento e integrazione dei sistemi aeroportuali (Catania, Reggio Calabria, Lamezia) un miliardo; digitalizzazione e banda larga mezzo miliardo. Più altri sette miliardi di «altri investimenti» e circa cinque miliardi per la sanità, provenienti dal Mes. Per un totale di 33 miliardi 600 milioni.

Nel ragionamento del movimento spontaneo, è strategico – oltreché necessario – il completamento dei quattro corridoi transeuropei. A partire da quello Scandinavo Mediterraneo, all’interno del quale il Ponte sullo Stretto risulta indispensabile ai fini di un collegamento stabile tra la Sicilia e il resto del continente e della realizzazione di una piattaforma logistica, connessa ai porti e a tutte le altre reti di comunicazione, soprattutto l’alta velocità e alta capacità ferroviarie. Così da riconquistare centralità nelle rotte marittime commerciali del Mediterraneo.

«Il 50% circa della produzione mondiale, oggi, proviene dai Paesi del Sud Est Asiatico – si legge nella lettera aperta – e i nuovi protagonisti della scena mondiale - Cina, India, Korea, Giappone - promuovono investimenti nelle infrastrutture di trasporto e nella logistica in Africa e in Europa per favorire sbocchi commerciali per i loro prodotti (la nuova via della seta lanciata dai Cinesi). I flussi mercantili provenienti dal Far East e diretti in Europa passano per il Canale di Suez – la cui capacità nel 2015 è stata raddoppiata - e, invece di “toccare” i porti dell’Europa Mediterranea, doppiano lo Stretto di Gibilterra, superano la Manica e raggiungono i grandi scali del Northern Range. Le conseguenze dal punto di vista economico e ambientale sono negative; più distanza, più tempo e quindi più costi, più inquinamento atmosferico derivante dall’aumento del percorso. Secondo studi autorevoli la riduzione dei tempi di navigazione porterebbe a una riduzione di ben il 50% dell’inquinamento da CO2. Il Mediterraneo, dunque, a distanza di cinque secoli dalla scoperta dell’America, ritorna a ricoprire un ruolo fondamentale nei flussi del commercio mondiale. Il bacino del Mediterraneo registra il transito del 19% dell’intero traffico mondiale, abbraccia 25 Stati di tre Continenti diversi e nel 2021 rappresenterà un mercato potenziale di oltre 500 milioni di persone». Segui il servizio e l'Approfondimento su OndaTv e OndaTv giovani

 

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