Crolla la Croce di Niscemi, simbolo del quartiere Sante Croci
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Un altro duro colpo per Niscemi. La Croce che da settimane vegliava sul quartiere Sante Croci è precipitata nel burrone causato dalla frana che ha colpito la cittadina del Nisseno. Il simbolo di speranza e resilienza per il paese non è riuscito a resistere alle piogge incessanti degli ultimi giorni.
«Purtroppo è caduta… questo appesantisce ancora di più il nostro già triste cuore», ha dichiarato con dolore il sindaco Massimiliano Conti, visibilmente scosso per l’ennesima perdita legata alla calamità. La Croce, situata lungo il ciglio della frana, era già stata sfiorata dallo smottamento del 25 gennaio e oggi ha ceduto al terreno ormai instabile, come era accaduto giorni fa a un’auto travolta dallo stesso fenomeno.
Nelle scorse ore, i vigili del fuoco hanno effettuato un intervento delicato a circa 30 metri dal fronte della frana per consentire agli sfollati di recuperare alcuni beni dalle loro abitazioni. Gli specialisti Usar (Urban Search and Rescue) e del nucleo Sapr (Sistemi aeromobili a pilotaggio remoto) hanno predisposto un avanzato sistema di monitoraggio, permettendo, per alcune ore, l’accesso alla fascia più vicina al fronte, finora off-limits per l’elevato rischio di crollo. In totale sono stati effettuati 30 interventi di recupero di beni personali, di cui 10 nella zona più critica.
Nonostante il crollo della Croce, la comunità di Niscemi continua a mobilitarsi per assistere le persone più vulnerabili. I volontari dell’associazione palermitana “Outsider” dedicano le loro giornate agli sfollati, offrendo supporto pratico e morale.
Per far fronte all’emergenza, il Comune ha ospitato una sede locale dell’ufficio del commissario delegato, con personale regionale a supporto della Protezione civile. L’ufficio assisterà i cittadini nelle pratiche amministrative per ottenere contributi e monitorerà gli alloggi dello IACP da destinare agli sfollati.
Prosegue a tutto campo l’indagine della Procura per accertare eventuali responsabilità sulla vicenda. L’acquisizione di documentazione è iniziata lo stesso giorno in cui è stato aperto il fascicolo d’inchiesta, che ipotizza i reati di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. L’indagine è coordinata dal procuratore Salvatore Vella.
Il primo sopralluogo tecnico, previsto per giovedì, vedrà impegnati consulenti universitari e magistrati della Procura di Gela, insieme a personale della squadra mobile e al reparto Volo della Polizia, per rilievi fotografici e aerei del fronte frana, dell’area a valle e del centro abitato. I consulenti, docenti dell’Università di Palermo, verificheranno anche se in passato potevano essere adottate contromisure per limitare il dissesto idrogeologico.

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