Confartigianato, 63mila micro e piccole imprese siciliane sono a rischio
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63mila micro e piccole imprese siciliane sono a rischio per lo choc economico che vive l'Italia e oltre 165mila posti di lavoro sono in pericolo.
La crisi energetica in corso, quindi, potrebbe oscurare un sistema produttivo già in enorme difficoltà, che sta spingendo la Sicilia al collasso.
A denunciare la situazione è Confartigianato, che fa un appello alla politica in cerca di aiuti concreti a supporto di una rete imprenditoriale sempre più sofferente e con un futuro incerto nei comparti più esposti.
I vertici di Confartigianato avevano incontrato i vari candidati già prima delle recenti elezioni e tuttora continuando ad incontrare tutte le forze politiche siciliane. Ora scatta ufficialmente un appello alla deputazione regionale e nazionale affinché "Nessuna impresa chiuda".
Spiegano che ci troviamo in una fase economica difficile, dovuta prima alla pandemia e ora alla guerra in Europa, che bisogna offrire alle aziende il sostegno indispensabile per resistere ed aiutare le famiglie in difficoltà ad arrivare a fine mese. Mentre molte imprese hanno deciso di chiudere temporaneamente in attesa di tempi migliori, l'organizzazione, insieme a vari sindacati e associazioni, sta organizzando una grande manifestazione a Palermo per il 7 novembre, giorno in cui dovrebbero avere al governo i nuovi interlocutori.
Secondo uno studio dell'Osservatorio economico di Confartigianato, ci sono 10 comparti manifatturieri con una più elevata intensità di utilizzo di gas ed energia elettrica, che sono i settori maggiormente energivori dei minerali non metalliferi (ceramica, vetro, cemento, refrattari, ecc): si tratta di carta, metallurgia, chimica, raffinazione del petrolio, alimentare, bevande, farmaceutica, gomma e materie plastiche e prodotti in metallo.

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