Censiti in 2 mesi oltre 60.000 rapaci migratori nello Stretto di Messina
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Per il quarantaduesimo anno consecutivo, si sta svolgendo sullo Stretto di Messina il campo antibracconaggio, che monitora il passaggio dei rapaci. Lo Stretto è infatti uno dei 28 luoghi più importanti al mondo per le migrazioni dell’avifauna, e il più importante in Europa.
Il campo, promosso dall’Associazione Mediterranea per la Natura in collaborazione con il WWF Italia e la Fondazione tedesca Stiftung-Pro-Artenvielfalt, quest’anno ha fornito dati davvero straordinari: durante la traversata primaverile sulla sponda messinese sono stati censiti oltre 60.000 rapaci migratori. Numeri che - evidenzia in una nota il WWF - contraddicono nettamente le stime più ottimistiche presentate dalla Società di Messina alla Commissione VIA per il progetto del ponte sullo Stretto. La Commissione, infatti, ha ritenuto quei dati inadeguati e ha richiesto un monitoraggio “che copra un anno intero” e consideri anche altre fasce orarie.
Gli uccelli che attraversano lo Stretto, in gran parte, hanno viaggiato per migliaia di chilometri dall’Africa subsahariana verso il Nord Europa, per raggiungere le aree di riproduzione. Sono i migratori, che ogni anno, seguendo i loro orologi biologici e bussole naturali, compiono uno dei viaggi più spettacolari del regno animale. Un percorso affascinante ma pieno di insidie, specialmente quando le aree terrestri lasciano spazio al mare, rendendo il volo ancora più difficile ed energivoro, anche per uccelli che pesano pochi grammi.
L’Italia, con il suo ruolo di ponte naturale nel cuore del Mediterraneo, rappresenta uno dei principali corridoi di migrazione tra Africa ed Europa. In particolare, il tratto di mare tra Sicilia e Calabria, il più breve, è diventato nel tempo un passaggio quasi obbligato. È un percorso più sicuro per gli uccelli, ma anche un’area molto ambita dai bracconieri, che per decenni hanno imperversato lungo le sponde dello Stretto di Messina, catturando e uccidendo molti uccelli. Fortunatamente, grazie a decenni di campi antibracconaggio, all’impegno di volontari e forze dell’ordine, questa triste pratica si è notevolmente ridotta, anche se purtroppo non è ancora scomparsa del tutto.
Ogni anno, i volontari dedicano settimane intere al monitoraggio del passaggio degli uccelli migratori, oltre a intervenire recuperando animali feriti o in difficoltà. Quest’anno, nonostante la migrazione sia ancora in corso, i numeri sono impressionanti: in soli due mesi, dal 15 marzo al 15 maggio, sono stati censiti oltre 60.000 passaggi sulla sponda siciliana, con punte di 8.000 uccelli al giorno nei momenti migliori, grazie a condizioni meteorologiche favorevoli e venti favorevoli. Tra i rapaci più osservati ci sono falchi pecchiaioli, grillai, grifoni, falchi pescatori, aquile reali, falchi pellegrini, albanelle pallide e minori, falchi della regina, falchi cuculi e lodolai. Ma si tratta solo di una parte degli uccelli in migrazione: ci sono anche passeriformi e specie che volano di a quelli che migrano anche di notte e non rilevabili all’occhio umano.
"Oggi - evidenzia il WWF - su questo tragitto rischia di collocarsi un ulteriore ostacolo, quello del Ponte che con le sue strutture, i suoi cavi, pendini e impalcati, occuperà uno spazio aereo pari a non meno di 75.000 70.000 metri quadrati: una enorme barriera sulla rotta delle 327 specie censite sullo Stretto. Gli uccelli che fanno queste traversate planano, sono spinti e sorretti dai venti, in presenza di questi con le sole ali non avrebbero la forza di cambiare traiettoria ed evitare gli impatti.
Dato l’obbligo di misure di compensazione imposte dalla procedura autorizzativa in corso per il Ponte che ha ufficialmente acclarato l’inevitabilità degli impatti sui sistemi naturali, il WWF chiede quale mai possano essere misure idonee rispetto la gravissima interferenza prodotta su una rotta migratoria d’importanza mondiale.

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