Frana di Niscemi, recuperi, sgomberi definitivi e indagini a tutto campo

Visite: 660

A oltre una settimana dalla frana che il 25 gennaio ha squarciato il territorio di Niscemi, l’emergenza resta aperta e le ferite nel tessuto urbano e sociale del paese sono tutt’altro che rimarginate. I vigili del fuoco continuano a operare senza sosta lungo il fronte di oltre quattro chilometri che ha interessato il quartiere Sante Croci e la contrada Pirillo, una delle più vaste e complesse frane mai registrate nell’area.

Sono già centinaia le operazioni di recupero di beni personali effettuate all’interno delle abitazioni e delle decine di edifici sgomberati nella cosiddetta “zona rossa”, l’area più a rischio a ridosso del costone crollato. Un lavoro delicato, condotto spesso in condizioni limite, che ha riguardato anche strutture pubbliche: in due scuole sono stati messi in sicurezza macchinari e attrezzature, mentre nella chiesa Maria Santissima delle Grazie sono state recuperate opere d’arte e beni di valore storico, grazie a un’azione congiunta tra vigili del fuoco, Soprintendenza e reparto Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri.

Sul destino delle abitazioni più vicine alla frana, le parole del presidente della Regione siciliana Renato Schifani non lasciano spazio a interpretazioni. “Nelle case che si trovano entro i 50 metri dal costone crollato non rientrerà più nessuno: o crolleranno da sé o saranno rase al suolo”, ha dichiarato il governatore nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d’Orléans. Una linea netta, che certifica la perdita definitiva di intere porzioni del quartiere.

Schifani ha spiegato di attendere una relazione del sindaco di Niscemi sul numero di immobili sfitti disponibili per una trasmigrazione provvisoria delle famiglie rimaste senza casa. Tra le ipotesi allo studio, condivisa anche a livello regionale, c’è quella di espandere l’urbanizzazione verso le aree messe a disposizione dal Comune di Gela. Bocciata invece l’idea di una new town: “Sono contrario – ha sottolineato – non ritengo ci sia questa esigenza”. Il presidente ha inoltre escluso la necessità di un provvedimento normativo ad hoc per Niscemi, ricordando che il Comune è stato inserito all’ultimo minuto nell’ordinanza sui danni del ciclone Harry. “Una seconda ordinanza creerebbe solo duplicazioni, io sono per la semplificazione”, ha ribadito.

Intanto, sul fronte giudiziario, l’inchiesta avviata dalla Procura di Gela procede con decisione. “Non guarderemo in faccia nessuno”, ha assicurato il procuratore capo Salvatore Vella, incontrando i giornalisti nel Municipio di Niscemi insieme al dirigente del commissariato di polizia Giovanni Minardi. Al momento non risultano indagati, ma Vella è stato chiaro: “Escludo che il fascicolo resti a carico di ignoti”.

La Procura sta lavorando su una “montagna di documenti”, comprese immagini fornite dall’Agenzia Spaziale Italiana, per ricostruire cause e responsabilità. L’indagine valuterà eventuali condotte omissive o azioni che possano aver contribuito al disastro. Il punto di partenza sarà la frana del 1997: sono già stati avviati contatti con la Procura di Caltagirone, che all’epoca coordinò un’inchiesta analoga. Acquisiti anche il Piano per l’assetto idrogeologico e una relazione dell’Ati idrico del 2022.

Giovedì verrà conferito l’incarico a tre docenti universitari dell’ateneo di Palermo che si occuperanno degli accertamenti tecnici. “Valuteremo il carico esercitato su quel pianoro, da ciò che è stato costruito e anche dall’acqua”, ha spiegato Vella. Un’analisi che punta a chiarire se e quanto l’intervento umano abbia inciso sull’equilibrio di un territorio già fragile.

“Qualsiasi sarà la responsabilità apicale di chi non ha preso decisioni, la accerteremo – ha concluso il procuratore – indipendentemente dal livello dei soggetti coinvolti. Chi vuole parlare di questo evento è invitato a farlo in procura, non a chiacchierare”.

Mentre le indagini avanzano e le istituzioni discutono il futuro urbanistico della città, Niscemi resta sospesa tra il rumore dei mezzi di soccorso e il silenzio delle case abbandonate, simbolo di un’emergenza che va ben oltre il crollo di un costone.

Leave your comments

Post comment as a guest

0
terms and condition.

Comments