Terremoto giudiziario a Forza d’Agrò: ai domiciliari sindaco, consigliere comunale, agente della Polizia Municipale e ausiliario del traffico
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Un presunto sistema organizzato per alterare il voto democratico nel piccolo comune di Forza d'Agrò, nel messinese, attraverso la creazione di centinaia di false residenze. È quanto emerso dall’operazione condotta all’alba di oggi dai Carabinieri della Compagnia di Taormina, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Al centro dell’inchiesta il sindaco di Forza d’Agrò, posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aver promosso e organizzato un’associazione per delinquere finalizzata a inquinare il processo elettorale. La stessa misura è stata applicata a un consigliere comunale, a un agente della Polizia Municipale e a un ausiliario del traffico. Per un secondo consigliere comunale è stato disposto il divieto di dimora. Nel complesso, risultano coinvolte a vario titolo altre 67 persone.
Secondo gli inquirenti, tra la fine del 2023 e l’aprile 2024, il piccolo comune jonico – che conta appena 835 residenti – sarebbe stato interessato da un’anomala impennata di richieste di cambio di residenza: ben 96 istanze presentate a ridosso delle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024.
Le indagini - si apprende da un comunicato stampa a firma del procuratore Antonio D'Amato -hanno accertato che 59 di queste richieste sarebbero risultate completamente false. I controlli, formalmente previsti per verificare la reale dimora dei richiedenti, sarebbero stati sistematicamente “addomesticati”.
In molti casi, le residenze venivano fittiziamente attribuite a: immobili inesistenti, disabitati o in stato di abbandono; camere d’albergo riconducibili direttamente al sindaco e a uno dei consiglieri indagati; la sede di uno stabilimento balneare nella frazione di Fondaco Parrino.
Il peso di queste operazioni sarebbe stato determinante per l’esito elettorale. Il sindaco uscente è stato infatti riconfermato con uno scarto di soli 30 voti, mentre la lista a lui collegata ha prevalso per appena 40 preferenze.
Gli investigatori ritengono che il primo cittadino avesse assunto un controllo diretto sulle pratiche di verifica, scavalcando l’Ufficio Anagrafe e assegnando personalmente i controlli agli agenti ritenuti compiacenti.
Particolarmente rilevante, secondo l’accusa, la nomina nell’aprile 2024 di un ausiliario del traffico a “accertatore anagrafico”: secondo l'accusa arebbe stato quest'ultimo l’esecutore materiale della maggior parte dei controlli falsificati.
L’attività investigativa, avviata nel marzo 2024, si è sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione e pedinamento, analisi dei tabulati e acquisizione di documentazione amministrativa. Fondamentali anche gli accertamenti ispettivi disposti dal Prefetto di Messina.
Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata alla falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
Resta fermo, come precisato dalla Procura, il principio di presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.

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