Crolla la produzione di nocciole sui Nebrodi, gli agricoltori chiedono lo stato di calamità

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I noccioleti storici dei Nebrodi attraversano una delle crisi più gravi degli ultimi decenni. In numerosi comuni della fascia montana della provincia di Messina la produzione di nocciole registra perdite comprese tra l'80% e il 100%, mettendo in seria difficoltà centinaia di aziende agricole e un comparto che rappresenta da generazioni uno dei pilastri dell'economia locale.

A denunciare la situazione è Andrea Vanadia Bartolo, produttore biologico di Tortorici, che ha inviato una lettera aperta al Prefetto di Messina, all'Assessorato regionale dell'Agricoltura e ai sindaci del comprensorio dei Nebrodi, chiedendo interventi urgenti a sostegno della filiera.

«La mia produzione è letteralmente in ginocchio», afferma Vanadia Bartolo, spiegando che il problema coinvolge gran parte dell'areale corilicolo, da Sinagra a Galati Mamertino, passando per Ucria, Sant'Angelo di Brolo e numerosi altri comuni.

Secondo il produttore, la crisi non rappresenta soltanto un'emergenza economica per le aziende agricole, ma rischia di avere pesanti ripercussioni ambientali. L'abbandono progressivo dei terreni, infatti, potrebbe aumentare il rischio di incendi, dissesto idrogeologico e frane, aggravando ulteriormente la fragilità del territorio.

Le cause della crisi

Alla base del crollo produttivo, secondo gli agricoltori, vi è la concomitanza di diversi fattori.

Il primo riguarda la crescente diffusione delle cimici. Gli inverni sempre più miti, favoriti dal cambiamento climatico, ridurrebbero la mortalità naturale dell'insetto, consentendone una rapida proliferazione. Le punture compromettono la qualità delle nocciole, rendendole amare e difficilmente commercializzabili, con danni stimati tra il 20% e il 40% del prodotto residuo.

A questo si aggiunge l'aumento della popolazione dei ghiri. L'abbandono di molti fondi agricoli e la diminuzione dei predatori naturali avrebbero favorito una crescita significativa della specie, che si nutre delle nocciole lasciando sugli alberi e sul terreno soltanto i gusci svuotati.

Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dai suini selvatici, responsabili – secondo le aziende agricole – di danni alle colture, alle recinzioni, ai terrazzamenti e ai tradizionali muretti a secco, con conseguenze anche sulla stabilità dei versanti.

Gli studi e i piani rimasti inattuati

Nella lettera si richiama anche il lavoro svolto negli anni passati dalla comunità scientifica. Viene citato uno studio realizzato nel 2017 dall'Università di Palermo, coordinato dal professor Mario Lo Valvo, che avrebbe evidenziato un'elevata densità di ghiri nei noccioleti non gestiti.

Successivamente, nel 2019, l'ISPRA avrebbe approvato un piano di controllo biologico non cruento basato sulla realizzazione di fasce di rispetto tra bosco e coltivazioni, sul monitoraggio della popolazione dei roditori e sul loro trasferimento controllato. Secondo il produttore, tali misure non sarebbero mai state attuate.

«Ad oggi mi trovo a sostenere da solo il costo di questa emergenza ambientale e faunistica, senza aver ricevuto alcun indennizzo dalla Regione Siciliana», sostiene Vanadia Bartolo.

La proposta: puntare sulla riconversione agricola

Accanto alla richiesta di interventi immediati, nella lettera viene avanzata anche una proposta di prospettiva.

Secondo il produttore, i cambiamenti climatici stanno modificando profondamente le condizioni ambientali dei Nebrodi, rendendo sempre più difficile la coltivazione del nocciolo. Per questo motivo si propone di avviare un percorso di riconversione colturale, riscoprendo la viticoltura, che in passato rappresentava una delle principali attività agricole del territorio.

I tradizionali terrazzamenti dei Nebrodi, ricorda il documento, nacquero originariamente per ospitare i vigneti e potrebbero oggi tornare a svolgere quella funzione, grazie a una coltura ritenuta più adatta alle attuali condizioni climatiche.

L'obiettivo, secondo i promotori dell'iniziativa, non dovrebbe limitarsi al ristoro dei danni subiti, ma comprendere una strategia di lungo periodo capace di garantire redditività alle aziende agricole e contrastare lo spopolamento delle aree interne.

Le richieste alle istituzioni

La lettera indirizzata alle istituzioni individua quattro priorità:

  • la dichiarazione dello stato di calamità naturale per il comparto corilicolo dei Nebrodi;
  • l'erogazione di ristori economici straordinari a favore delle aziende colpite;
  • l'attuazione dei piani di gestione della fauna selvatica, con particolare riferimento ai ghiri e ai suini selvatici;
  • l'istituzione di un tavolo tecnico permanente che coinvolga Regione, Comuni, produttori ed esperti scientifici per programmare sia la tutela dei noccioleti ancora produttivi sia eventuali interventi di riconversione colturale.

Per Andrea Vanadia Bartolo, senza misure rapide e strutturali, uno dei comparti agricoli più rappresentativi dell'entroterra messinese rischia di perdere definitivamente il proprio ruolo economico e produttivo.

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