Operatrice socio-sanitaria sospesa per sei mesi con l’accusa di aver utilizzato la carta di debito di un’anziana ricoverata in ospedale
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Un’operatrice socio-sanitaria dell’ospedale di Patti è stata raggiunta da una misura cautelare interdittiva della durata di sei mesi, con la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio. La donna è ritenuta gravemente indiziata del reato di indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti.
Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Patti, è stato eseguito nei giorni scorsi dai Carabinieri della Compagnia locale, al termine di un’attività investigativa condotta dai militari della Stazione di Patti.
L’indagine ha preso avvio dalla denuncia presentata dalla nipote di un’anziana che, nell’agosto del 2025, si trovava ricoverata in gravi condizioni nel reparto di Geriatria dell’ospedale di Patti. La paziente, proprio a causa delle sue condizioni di salute, non era in grado di vigilare sui propri effetti personali.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’operatrice socio-sanitaria avrebbe approfittato del proprio ruolo all’interno della struttura ospedaliera e della condizione di particolare fragilità della paziente per impossessarsi della sua carta di debito, custodita nel portafogli all’interno dell’armadietto della stanza di degenza.
Tra il 25 e il 27 agosto 2025, la donna avrebbe quindi utilizzato indebitamente la carta per effettuare diverse operazioni, tra cui prelievi di denaro contante presso sportelli ATM e acquisti in alcuni esercizi commerciali. Il danno economico complessivo sarebbe stato quantificato in quasi 1.200 euro.
A consentire la ricostruzione dei fatti sono stati gli accertamenti bancari, incrociati con le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza installati presso gli istituti di credito e gli esercizi commerciali nei quali sarebbero state effettuate le transazioni. Le registrazioni avrebbero consentito di documentare la presenza dell’indagata durante le operazioni contestate.
Sulla base degli elementi raccolti, il GIP ha ravvisato un concreto pericolo di reiterazione del reato, anche in considerazione della professione svolta dalla donna, disponendo nei suoi confronti la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per la durata di sei mesi. Si precisa che per l'indagata vale il principio di non colpevolezza fino ad eventuale sentenza definitiva di condanna.

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