Niscemi, la frana avanza ancora: crolla una palazzina di tre piani

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La terra continua a muoversi a Niscemi e l’emergenza frana si aggrava di ora in ora. Dopo le piogge intense degli ultimi giorni, una palazzina di tre piani nel quartiere Sante Croci è crollata nel precipizio, a pochi metri dall’auto sospesa sul vuoto, divenuta simbolo di una tragedia che sembra non conoscere tregua.

Secondo quanto spiegato dal funzionario dei vigili del fuoco di Caltanissetta, Francesco Turco, il cedimento è direttamente collegato alle abbondanti precipitazioni che hanno ulteriormente eroso il terreno sottostante. L’edificio, già gravemente compromesso, non ha retto al peso della struttura ed è collassato. Una situazione che, pur senza modificare al momento il perimetro della zona rossa, conferma l’estrema fragilità dell’area interessata dal movimento franoso.

La zona interdetta resta fissata a 150 metri dal fronte della frana, ma gli esperti non escludono un suo ampliamento. Il terreno, infatti, continua lentamente a “camminare” verso il centro abitato, spinto dall’acqua che filtra nel sottosuolo. Nei primi 50 metri dal ciglio, l’accesso è vietato anche ai soccorritori: troppo alto il rischio per consentire il recupero degli effetti personali degli sfollati.

Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha confermato che sono 137 gli edifici situati nella fascia più pericolosa, quella entro i 50 metri, e che i proprietari non potranno mai più rientrare nelle loro abitazioni. “La città è parte lesa – ha dichiarato – e merita rispetto. Niscemi c’è e Niscemi resterà”.

Intanto proseguono le attività di monitoraggio, con voli di controllo programmati ogni tre ore per verificare l’evoluzione del dissesto, mentre la Protezione civile ha avviato analisi del rischio idrogeologico e indagini geognostiche e geotecniche. Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, ha inoltre istituito una commissione di studio incaricata di approfondire le cause, la velocità del movimento franoso e le condizioni di rischio residuo.

Sulla vicenda è intervenuta anche la magistratura. La procura di Gela ha aperto un’indagine per disastro colposo, al momento contro ignoti, per accertare eventuali responsabilità legate a interventi mai realizzati o a possibili azioni umane — come pozzi o scarichi abusivi — che avrebbero aggravato una situazione geomorfologica già critica. “Oggi Niscemi è la priorità dell’Italia”, ha detto con voce commossa la presidente della Corte d’appello di Caltanissetta, Domenica Motta.

Sul fronte della viabilità, il quarto reggimento Genio Guastatori della Brigata Aosta inizierà il riempimento della sede stradale della Regia trazzera San Michele di Ganzaria–Niscemi, per garantire collegamenti alternativi al centro abitato. È già percorribile una parte della variante tra le strade provinciali 10 e 12, mentre il completamento degli interventi è previsto nei prossimi giorni.

Nonostante l’emergenza, lunedì 2 febbraio le scuole riapriranno. Gli alunni dei due istituti dichiarati inagibili saranno temporaneamente ospitati in altri plessi: 323 studenti, tra infanzia e primaria, torneranno in classe grazie al trasferimento di aule, arredi e materiale didattico. Il Comune pubblicherà inoltre un modulo online per consentire alle famiglie colpite di accedere alle misure di assistenza previste, tra cui ospitalità alberghiera e contributi per l’autonoma sistemazione.

L’attenzione nazionale sulla vicenda è destinata a crescere. Il 12 febbraio, infatti, Niscemi ospiterà la seduta plenaria della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome. “Non sarà una riunione di facciata – ha assicurato il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno – ma un momento concreto per affrontare le esigenze degli sfollati, delle attività produttive e delle infrastrutture da ricostruire”.

Mentre le previsioni annunciano nuove piogge, a Niscemi resta alta la paura per ulteriori crolli. La ferita aperta nella collina continua ad allargarsi, e con essa l’urgenza di risposte rapide e interventi strutturali per mettere in sicurezza una comunità che, oggi più che mai, chiede di non essere lasciata sola.

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